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giovedì 13 maggio 2010

la lingua greca

E’ incredibile come certe situazioni si ripercuotano sul tuo essere mentre su quello di migliaia di persone no.

Era il 1968.

Noi bambini potevamo stare davanti alla TV solo fino al Carosello, poi scattava il veto assoluto.

Ma una sera mio padre mi lasciò vedere un vecchio che recitava con una strana voce , in una strana lingua, incomprensibili parole.

“Questo è Ungaretti, il poeta, e legge in greco l’inizio dell’Odissea, la storia di Ulisse “

Era inquietante e affascinante allo stesso tempo, una lingua così dura eppure bella.

Ma lo sceneggiato no, me ne dovevo filare a letto dopo la lettura del vecchio, anche se supplicavo.

Tormentavo tutti, soprattutto le mie sorelle: chi è Ulisse? Perché non può tornare a casa? E bevevo tutto quello che mi raccontavano.

Mia sorella grande, quella dell’Università, era bravissima : accompagnava con i gesti le parole e così mi immaginavo Polifemo, con il tronco nell’occhio che urlava di dolore, la beffa del nome gridato “Nessuno” e morivo dalla curiosità di vederlo.

Così una sera, dopo essere andata a letto (ero ancora nel lettino piccolo nella stanza dei miei) mi alzai piano piano e mi nascosi dietro la grande poltrona di velluto rossa in fondo al corridoio, proprio di fronte alla porta della sala, con una vista magnifica sulla TV bianconero.

Era la puntata di Polifemo!

Ma che orrore!

Vedo il gigante che afferra i compagni di Ulisse, li sbatte sulla roccia e li mangia!

Strappa le membra e mastica….

Che impressione!

Resto fino a quando Ulisse salpa con la nave e piano piano torno nel mio lettino.

Sono così diventata una delle poche ragazzine che non vedeva l’ora di iscriversi al liceo per imparare la lingua degli Dei e degli Eroi.

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