Mia madre mi tira per un braccio dentro casa: "Non respirare questa polvere!" mi sgrida.
Aspetto un po' e poi, zitta zitta, apro piano la porta e scendo di sotto.
C'è altra gente che come me è affascinata dalla distruzione.
Costruiranno case più alte e più belle, mi hanno detto.
Tanti amichetti del quartiere se ne sono dovuti andare. Graziano è partito per Novara con i suoi fratelli e non lo rivedrò più. Un giorno ce ne dovevamo andare a cercare l'albero della liquerizia, per scavare le radici e raccoglierla. Lo zainetto per la spedizione sta ancora sotto il letto.
Piano piano buttano giù tutto, se ne va anche l'osteria della Speranza, con i suoi campi da bocce e i pergolati di uva americana.
E' davvero necessario tutto questo?, mi chiedo.
Poi se ne vanno, lasciando le rovine nude alla vista di tutti.
Le carte da parati, le piastrelle spezzate,le testimonianze di anni di vita.
Resterà per sempre vuoto il cortile delle serate d'estate, dove i più grandi tenevano banco, come l'Adriano, che ancora non immaginava che avrebbe fatto il sindacalista.
Si sono presi anche il portone in legno dell'ingresso, quello addobbato con il Marcello con tanti fiori bianchi per la processione del corpus domini.
Cade la neve, misericordiosa, copre lo scempio.
Cammino con la lingua in fuori per raccogliere i fiocchi e chiamo Mariangela dalla strada.
La sua casa, sopra la tintoria dei De Lisa, resisterà ancora qualche anno.
Troviamo vecchi vassoi dell'osteria e con quelli ci lasciamo scivolare giù dai mucchi di rovine.
Poi il vecchio scherzo, quello che costa sempre un paio di sberle a Mariangela quando rientra a casa.
La istigo ogni volta , lo ammetto, sono colpevole, ma ha una madre pazzesca.
Mariangela grida da sotto : "Mamma! Mamma! Mamma!" fino a quando lei non s'affaccia dall'ultimo piano, tutta spettinata e chiede "Cosa c'è?".
E noi insieme le urliamo: "Tira la corda!" e scappiamo ridendo.
La corda sarebbe la catenella dello sciacquone del bagno....
Voglio bene a Mariangela, è una buona amica, ed è per questo che l'accompagno a farsi ricucire la testa dopo che il Fulvio gliela rompe con un mattone.
Suono al campanello della dottoressa Desani e le chiedo aiuto, Mariangela sanguina in testa. Se sua madre lo scopre la picchia di brutto, non può giocare tra le rovine. E poi non abbiamo i soldi. Non so com'è che la convinco a non mandarci al pronto soccorso dell'ospedale, ricuce lei la ferita , senza farci pagare nulla.
I lavori non iniziano, le rovine rimangono così per mesi.
Ci inventiamo un nuovo gioco:di un appartamento a piano terra è rimasto quasi intatto il bagno. Riempiamo d'acqua la vasca e poi immergiamo tutte le bottiglie vuote rimaste dell'osteria. Stacchiamo le etichette e le incolliamo sul muro di una cantina che diventerà la nostra stanza segreta.
E' in uno di questi pomeriggi che faccio la scoperta.
Trovo una piccola rosa bianca, cresciuta tra le rovine.
E' bellissima, perfetta, innaturale in un luogo simile.
Stento a crederci, perchè so che le rose non sono fiori selvatici e mi chiedo come sia cresciuta lì, in mezzo ai rovi e alle robinie.
La guardo e la riguardo, incredula.
Sono sola e non so che fare.
E sbaglio.
La raccolgo.
La strappo e la porto a casa come trofeo, certa che forse non mi crederebbero.
Quando la metto nel bicchiere capisco che ho spezzato la magia e che ora la bella rosa bianca è solo un semplice fiore, una comune rosa che si può cogliere in qualunque giardino.
Poco dopo inizieranno i lavori di costruzione e anche il nostro posto segreto verrà spazzato via.