Tutta la nostra vita è legata da una serie di innumerevoli coincidenze. Se non fossi andata, se non avessi incontrato, se ci fosse stata la nebbia.....
Già, la nebbia. Quella nebbia fitta, quel muro ovattato che ti isola da tutto e da tutti, quel mondo sospeso. Una nebbia tanto fitta da tagliarla col coltello. Insomma, la nebbia della Bassa, la mia Bassa, quella che porto nel cuore, la mia terra, le mie radici.
Se al casello autostradale di Sesto Calende la nebbia non si fosse improvvisamente dissolta, lasciando mia madre estasiata dallo spettacolo delle montagne piene di neve illuminate dal sole io non sarei qui.
Mio padre lavorava per la Ca' de Sass, La Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, quando le banche erano banche, cioè una cosa seria. Gli venne offerto (o forse imposto) il trasferimento:Arona, sul Lago Maggiore o Como.
Non ci fu bisogno di vedere Como: mia madre aveva scelto. Se quel giorno il sole fosse stato così splendente io sarei comasca e chissà quale fine avrei fatto..........
Immaginate una bambina di cinque-sei anni portata via dal suo mondo, gli amichetti, il cortile, la cantina, la casa con le rose rampicanti trasportata con un pò di mobiglio in un posto sconosciuto, in una casa bella, ma estranea. Ricordo bene che la sera si cenava a lume di candela, perchè il contratto della luce non era ancora stato attivato, in una stretta cucina su un piccolo tavolo rotondo di legno, e l'angoscia mi faceva scivolare sulle guance lacrimoni disperati. Sorelle e nonni erano rimasti al paese, per aspettare la fine delle scuole, poi ci avrebbero raggiunto tutti con il resto dei mobili. Era il mese di marzo, mio padre lavorava nella nuova sede, mia madre aveva mille occupazioni per sistemare la casa ed io passavo ore sul balcone con un secchiello pieno di foglie secche.
"Questa bambina non può stare così tutto il giorno, deve giocare con i bambini, mandiamola all'asilo." Nooo, tutto ma non l'asilo. Ho sempre detestato l'asilo, con le suore, gli ordini, i pianti. Già era difficile cambiare città ma anche l'asilo.........
Lo ricordo come fosse appena successo. Mia madre suona il campanello dell'Asilo Bottelli, il portone si apre e compare Suor Irene. "Sorella, ci siamo appena trasferiti, potrebbe prendere mia figlia all'asilo?" "Quando compie i sei anni la bambina?" "A giugno"
Allora la piccola Suor Irene mi accarezza e mi dice:"Per così poco tempo non vale la pena, resta pure a casa ". Ecco perchè per me Suor Irene è sempre stata un mito.
bravissima Nelly...
RispondiEliminasei davvero una scrittrice altrochè...
Hai uno stile narrativo coinvolgente, ricco di discorsi diretti, che coinvolgono il lettore..
Ricordi ben definiti narrati alla perfezione..
Se fossi un editore ti pubblicherei all'istante..
saluti
cristian