All'uscita dall'asilo c'è il nonno con la sua enorme bicicletta con la canna e il seggiolino che mi fa volare in alto leggera come una farfalla , mi sistema i piedini sui supporti e mi libera dall'incubo delle suore.
Mi sorride, non mi bacia mai, sicuramente per pudore, ma ogni giorno mi offre gentilmente un ghiacciolo, il premio per la sua bambina che anche oggi è stata brava.
Si ferma davanti alla Latteria.
Giuro che ricordo benissimo la scritta in stampatello bianca su sfondo nero e il bancone dei gelati, intravisto dalla vetrina.
La lattaia, come la chiamo io, mi domanda quale gusto scelgo.
Ci penso un attimo e penso che in un posto così il migliore debba essere al latte e dico: bianco!
L'asilo non mi piace ma è un dispiacere che tengo dentro di me, per non avvelenare gli altri.
Non faccio i capricci per andarci, li faccio perchè non voglio mai infilare il cappottino, il cappello, tutte quelle cose che mi impacciano.
Ho un cestino rosa per il pranzo e, quando si vuole esagerare, mi mettono un soldino per comprarmi un dolcetto che le suore tirano fuori da una rotonda scatola di latta che tengono nel salone dei giochi all'ora della merenda.
Il mio soldino è sempre piccolo, così posso comprarmi solo una deliziosa caramella a forma di animaletto che però è molto piccola.
L'oggetto del desiderio è un costoso finto cono di gelato, fatto di schiuma colorata, mentre al secondo posto c'è il fragolone di zucchero.
Conosco l'invidia per le bambine che mi passano davanti facendosi sciogliere in bocca tutto quel ben di Dio.
Il primo giorno d'asilo mi ritrovo in una grande classe con tante bambine, abbiamo un banco e dobbiamo stare sedute e zitte. Mi fanno disegnare, una casetta e mia madre con una scopa in mano che pulisce il giardino... guarda te cosa mi devo ricordare.
Quando porti il tuo bambino all'asilo, tu, genitore, sei grande e non pensi a quanto alto può sembrare il soffitto alla piccolina di tre anni che tieni per mano o quanto desolante può apparire il salone, abituata alla stanzetta condivisa con le sorelle.
Mi trattengo, non voglio farmi vedere piangere, poi chiedo d'andare in bagno ed esco dall'aula, richiudo la porta .
Sono una bambina spaventata ma orgogliosa che finalmente sola spalanca la bocca e piange a singhiozzi tutte le sue lacrime, vagando per gli enormi corridoi fino a quando una suora gentile mi asciuga gli occhi, mi fa coraggio e mi riporta in aula.
Il secondo anno è peggiore: non si può più dormire sullo sdraio, ormai siamo grandi, ma si deve appoggiare la testa al braccio sul banco e stare almeno mezzora in quella posizione. La suora che ci controlla è alta e arcigna, porta i capelli divisi in due crocchie a lato delle orecchie, come due cuffie stereo. Nessuno fiata.
Il giorno migliore è il venerdì.
Viene servito un budino al cioccolato buonissimo (perchè è poco e rimane il desiderio di mangiarne di più). Non sono mai più riuscita a mangiarne uno così buono. Ce lo servono in tazze di stagno che stanno appese in fila agganciate per il manico.
Un altro momento decente è quando si va nel salone dei giochi, tipo il nostro salone Merzagora. Al centro c'è la giostrina che gira, quella che quando scendi cammini di traverso per un pò prima di ritrovare il senso dell'equilibrio.
Le giornate più belle sono quelle con il temporale. Le suore ci dicono che i tuoni sono i colpi delle botte che il Diavolo dà alla moglie e che se stiamo attente e guardiamo bene tra i nuvoloni neri lo possiamo vedere mentre la insegue con un bastone picchiandola.
Mi piace molto stare alla finestra a guardare le nuvole, anche perchè c'è uno strato di mastice fresco che corre lungo il vetro e, di nascosto, ne asporto un pò e lo impasto con le dita.
Vado in bicicletta anche quando piove, il nonno tiene aperto l'ombrello nero.
Che sia estate o sia inverno ho sempre le gambe nude, che strana abitudine.
Forse perchè in una famiglia in cui tutte le donne hanno le gambe da cavallerizza , le mie, dritte, vanno messe bene in mostra.
Mia nonna racconta a tutti che quando sua figlia era incinta guardava sempre le gemelle Kessler e pregava d'avere una bambina con le gambe dritte: a quanto pare il Signore ha esaudito il suo desiderio.
Non bastava che fossi sana, ma se proprio dovevo nascere femmina che avessi almeno delle belle gambe.
Che strano... adesso leggendo mi sovviene che non ho ricordi dell'asilo (anche xchè mi pare di non esserci andato) ho solo un ricordo nitidissimo di quell'età (tre anni e mezzo) il giorno in cui nacquero i miei fratelli per il resto i ricordi cominciano verso i sei anni
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