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mercoledì 29 giugno 2016

la casa in montagna

Avevo una casa in montagna, una vita fa.
Un castello di sassi e larice, dagli immensi camini di pietra, il tetto di beole, il giardino tutt'attorno, la vista sui Croselli dai gradini d'ingresso.
Di notte, quando non riesco a dormire, ci entro.
Ci cammino scalza.
Accarezzo il dorso dei libri rilegati in stoffa rosa, sbiadita, il meglio della letteratura moderna giapponese nella stretta libreria costruita tra le due porte.
Apro la credenza scartavetrata e dipinta con il mordente blu per ritrovare i piatti, i barattoli del caffè, del the russo, della camomilla raccolta per San Giovanni.
Dalle travi pendono grandi mazzi di achillea , di botton d'oro raccolti lungo il Toce, di fiori colorati ricordo delle tante passeggiate tra i campi da fieno.
Tutto ha il mio tocco.
Le ghirlande di lavanda, piantata nel giardino, il cavallo di fieno e fil di ferro sotto la finestra della stanza di mia madre, le testate di legno riciclate, dipinte d'azzurro e decorate con i fiori essicati del Toggia.
La casa è viva, respira.
Il tempo qui è fermo.Sara è sempre bambina e il nostro piccolo Rex corre come un pazzo attorno al giardino e mi aiuta a cercare la piccola che gioca a nascondino.
Sento l'odore della legna che brucia, dell'erba tagliata, del the affumicato della sera.
Sento lo scrocchio del ceppo che cede sotto il cuneo colpito dalla mazza, il crepitio delle fiamme nel camino, il battere sordo della pioggia sul tetto .
C'è lo stipite dove sul legno sono segnate le tacche dell'altezza di Sara e c'è lo scaffale da cantina per i vini di mio padre trasformato in libreria.
Ogni oggetto rimanda ad un altro, in un gioco continuo di ricordi.
E poi ci sono le stelle, infinite stelle, come mai più riviste nelle notti d'estate.
Poi il sogno finisce, perchè così è la vita .

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