E' una domenica di trent'anni fa.
Andiamo a pranzo da mia madre, come tutte le domeniche.
Mio nonno è al suo solito posto, in poltrona in sala con il suo bastone a fianco.
Yvonne ha tre anni, gli si avvicina e mentre lui è distratto a parlare con me, gli porta via il bastone.
Lui si arrabbia. Non riesce ad alzarsi senza e cerca con le mani di riprenderselo.
Lei se lo nasconde dietro la schiena e lui non ci arriva.
"Dammi il bastone! Dammi il bastone!"
Anzi, glielo dice nel nostro dialetto:
"Dame al bach! Dame al bach!
Lo ripete come una supplica.
Intervengo, lo porto via alla piccola e glielo restituisco.
A quel punto l'attenzione di Yvonne si sposta sulla piccola bandierina italiana, appoggiata sul bracciolo e l'afferra.
Lui si arrabbia molto di più e visto che la rivuole prende il bastone e la colpisce in testa.
A questo punto tutti si arrabbiano, mio nonno viene sgridato ma ha indietro la sua bandierina.
Penso ad un gesto senile e non mi rendo conto, invece, di quello che rappresenta quella piccola bandiera italiana.
Oggi mi è tornato alla mente questo ricordo.
Le bandiere ai balconi l'hanno fatto riaffiorare e ti chiedo scusa, nonno, per non aver compreso che proprio per quel piccolo tricolore avevi combattuto due guerre, avevi visto i tuoi compagni morire in trincea.
Ripenso alle volte che, all'improvviso, portavi le mani al viso e piangevi, dicendo a me ragazzina:"Che brutta cosa è la guerra! Un giorno te la racconterò, ma non oggi. Oggi non ce la faccio!"
Non hai mai trovato la forza di raccontarmi tutto l'orrore vissuto o forse hai voluto preservarmi da tutto quel male.
Oggi dico grazie a te e a tutti quelli come te.
Grazie, per aver donato gli anni della tua gioventù ad un ideale: una ITALIA libera dagli invasori.
Grazie nonno.
Sul balcone ho posto una grande bandiera: per te e per la nostra patria.
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