Pioviggina, i vetri della cucina di Giorgio sono appannati .
E' il mio amico del cuore, ha cinque anni, uno più di me.
Di solito c'è una bella vista perchè da lì si vedono i cavalli, altrimenti nascosti dall'alto muro di mattoni rossi.
Giorgio s'inventa un nuovo gioco e, subito, lo imito.
Strappiamo piccole striscioline di Topolino, le appoggiamo sui vetri appannati, poi le ripieghiamo umide, ce le mettiamo in bocca per masticarle lentamente e inghiottirle.
Andiamo avanti un po' così, ci mangiamo un paio di pagine.
Sua madre sta lì con noi in cucina, silenziosa continua a lavorare.
Rientra il padre, serio, stanco. Non mi considera.
La madre gli bisbiglia qualcosa.
Lui chiama Giorgio e gli fa cenno d'entrare in sala, con la doppia porta a vetri smerigliati.
Giorgio china la testa e s'avvia.
Il padre si sfila la cintura dai pantaloni, entra nella sala dopo di lui.
Lo sento gridare mentre me ne sto impietrita nel corridoio.
Apro adagio la porta di casa e me ne vado, non scappo, non corro giù per i gradini, ma scendo piano, appoggiata al corrimano.
Non capisco.
Per qualche giorno Giorgio non scende, poi quando torna in cortile facciamo finta di niente e riprendiamo a giocare.
Un giorno vengo a sapere che suo padre è morto.
Per il funerale Giorgio è tirato a lucido, con una perfetta riga nei capelli leccati.
Mi siedo al suo fianco sui gradini del pianerottolo.
"Non piangi?" gli chiedo.
"Era un bastardo" mi risponde.
Si trasferisce in un altra casa, troppo lontano da me e non giocheremo più.
Mi sono chiesta spesso il motivo di quelle cinghiate, probabilmente non esisteva.
Ci fossimo mangiati almeno quel giorno il Topolino n.1!
lunedì 16 agosto 2010
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